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La Banca di Roma diventa albergo in stile liberty

Hotel extralusso nella sede di via Verdi. Il salone luogo d’incontro per la città.

 

Un elegantissimo cinque stelle dove un tempo c’era la Banca di Roma, con ristorante e bar sulla terrazza che si affaccia sul porto (e sul Golfo) e il salone liberty che punta a diventare uno dei salotti buoni della città. L’immobiliarista Achille D’Avanzo – natali napoletani e quartier generale a Roma – sta per trasformare la storica sede della banca capitolina (poi assorbita da Unicredit) di via Verdi in un hotel di lusso. La sua Solido Holding Spa – che a Napoli è proprietaria tra gli altri dell’edificio che ospita il Jolly Hotel e potrebbe realizzare a breve operazioni di riqualificazione immobiliare nel centro storico – si appresta a valorizzare lo stabile da 7.500 metri quadri nei prezzi di Palazzo San Giacomo, acquistato per 50 milioni da piazza Cordusio nel 2004, proprio per farne un albergo.

 

D’Avanzo, a quanto si dice tra gli addetti ai lavori, vorrebbe chiudere entro l’anno, tanto che auspicherebbe di firmare entro dicembre la lettera d’intenti per dare il via lavori. Ma prima di quella data dovrebbe vagliare e decidere sulle offerte presentate per la gestione. Si sarebbero candidate quattro grandi compagnie alberghiere internazionali: due proposte arriverebbero dalla Spagna (girano i nomi di Barcelò e Melia), una dagli Stati Uniti e una dalla Francia (in molti scommettono su Concorde). Quel che è certo è che l’albergo a regime dovrebbe impiegare 150 persone.

 

Indipendentemente dal prescelto, D’Avanzo avrebbe delineato le linee guida del progetto di riconversione: l’obiettivo è non stravolgere l’impianto del palazzo. Che fu realizzato dalla Società generale immobiliare di Roma alla fine dell’Ottocento nell’ambito della costruzione del nuovo rione Santa Brigida e progettato da Giovan Battista Comencini, per poi essere completamente rifatto tra il 1918 e il 1924 dall’architetto Ugo Giovannozzi per conto della Banca italiana di Sconto. Giovannozzi si ispirò agli stabili di fattura cinquecentesca e palladiana, ricalcando quanto già avvenuto a Vienna negli anni della Secession. Infatti sulle facciate dello stabile di via Verdi si alternano travertino, marmo, pilastri laterali, colonne in rosato e decorazioni in porfido screziato.

 

Al riguardo Solido Holding vorrebbe valorizzare il salone della banca, lasciando in bella mostra nella futura hall quello che rimane degli arredi e delle architetture liberty (soprattutto le vetrate) per creare un luogo di incontro aperto a tutta la città.

L’hotel, in base alle disponibilità e alle necessità della compagnia che si aggiudicherà la sua gestione, dovrebbe ospitare tra le 80 e le 100 camere. In questo cinque stelle ci sarà spazio anche per un ristorante e una spa. Sul modello del Caruso del Vesuvio si vuole anche creare un dinner-bar sulla terrazza, oggi inutilizzata, che affaccia sul porto di Napoli e su Palazzo San Giacomo. Lo stabile non sarebbe vincolato, ma Solido e la futura compagnia di gestione vorrebbero chiedere al comune di Napoli di poter trasferire l’entrata principale su piazza Municipio, riaprendo i portoni oggi chiusi.

 

A quanto si sa il gruppo in questi ultimi anni avrebbe rifiutato molte offerte arrivate dal mondo della ristorazione. Intanto D’Avanzo, che in passato è stato socio di Alitalia Cai e della Centrale finanziaria guidata da Giancarlo Elia Valori, non avrebbe rinunciato al progetto di prendere il controllo del Quisisana e degli altri hotel della famiglia Morgano. In passato, e su mandato di un fondo immobiliare internazionale, avrebbe messo sul piatto oltre 250 milioni di euro per acquisire in blocco lo stesso Quisisana, la Scalinatella, Flora e Casa Morgano, assieme a due alberghi più piccoli (Florida e Semiramis) più i locali commerciali di via Camerelle e due ville a Tragara, controllati dalla storica dinastia caprese. Infatti D’Avanzo e i suoi soci aspetterebbero soltanto una loro decisione per chiudere il deal.

 

di Francesco Pacifico - Il Mattino

 

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